Cari/e amici/che, cari/e compagni/e, abbiamo letto con interesse il vostro editoriale con cui concordiamo per l'ispirazione di fondo e per buona parte delle indicazioni operative.
Il tentativo di Meloni/Pichetto Fratin di rilanciare il nucleare in Italia è inaccettabile, da contrastare in tutti i modi possibili, ha fin troppe similitudini con il tentativo di mettere in un angolo la magistratura per fortuna bocciato dall'esito del referendum costituzionale il 22/23 marzo scorso. 
C'è una volontà restauratrice e vendicativa che punta a ripristinare quello che per ben due tornate referendarie, nel 1987 e nel 2011, il voto di elettrici ed elettori ha bocciato, tanto che le centrali nucleari che esistevano in Italia sono state chiuse ed è iniziato il loro smantellamento. Non a caso entrambi i temi sono stati bandiere delle iniziative dei governi Berlusconi che oggi si cerca di ripescare. 
Il governo sta usando strumentalmente la crisi energetica innescata dalla folle iniziativa di Trump contro l'Iran, usando questa emergenza per giustificare il ritorno al nucleare. 
Iniziativa strumentale e inefficace perchè sappiamo che come dice lo stesso MInistro Pichetto solo tra anni si saprà cosa sono gli SMR, di cui non esistono prototipi già verificabili, controllabili, sperimentabili, ma solo proposte di aziende, consorzi, ecc.  che vendono progetti e chiacchiere, un poco sul modello di Musk che punta ad una capitalizzazione di space X che non ha alcun rapporto con la realtà dell'azienda, qualcuno ha detto che sta quotando in borsa un sogno.
Non solo non c'è alcun rapporto del nucleare con questa crisi energetica, che ha effetti reali ora, in questa fase e non c'è il tempo per aspettare. Come del resto sanno bene quanti usano carburanti fossili, gas per le abitazioni e le aziende, ecc., che non possono mettersi in attesa delle "nuove" centrali nucleari, che hanno bisogno comunque di almeno 10 anni per entrare in funzione. 
Per di più la proposta del governo è uno schiaffo inaccettabile alle due tornate referendarie che hanno detto no al nucleare in Italia e pone un grande problema di democrazia perchè non si può capovolgere con una legge l'esito del voto di ben due tornate referendarie, ed è preoccupante che la proposta del governo contrapponga la rappresentanza parlamentare al voto popolare, facendo un danno alla partecipazione democratica che rischia seriamente di invertire la rotta dopo l'importante risultato del referendum costituzionale del marzo scorso. 
C'è qualcosa di eversivo e di preoccupante nelle decisioni del governo che rischia di essere un potente modo per scoraggiare la partecipazione al voto nei referendum abrogativi e non solo.
Infatti la questione del nucleare è anzitutto una grande questione democratica, può il parlamento andare contro pronunciamenti popolari indiscutibili solo perchè la destra beneficia di un premio di maggioranza in parlamento del 15% che le permette di approvare una legge che sbeffeggia il voto popolare ? 
Può il parlamento approvare una legge che finge che questo nucleare sia nuovo mentre i principi fondamentali di funzionamento del nucleare di cui si sta parlando sono gli stessi di quello in via di smantellamento. Almeno fino a quando sarà disponibile la fusione nucleare, per ora allo stato di studio e ricerca. I principi di fondo del nucleare da fissione di cui  si parla sono un ammodernamento di quelli delle centrali dismesse, dichiarate ora il vecchio da cancellare , ma che per Berlusconi nel 2011 avrebbero dovuto proliferare. 
In cosa sarebbero diverse le nuove centrali Smr nel funzionamento di fondo ? Come si dimostrerà la loro maggiore sicurezza se nessuno li ha visti e quindi valutati ? 
Chi garantirà che non ci saranno guerre che terrebbero tutti con il fiato sospeso per il pericolo di deflagrazioni del materiale colpito da bombe ? L'esperienza della guerra in Ucraina  e ora dei bombardamenti in Iran confermano che le centrali nucleari possono essere un bersaglio e che le conseguenze potrebbero essere gravissime, come per altri incidenti nucleari in passato.
Chi poi valuterebbe queste nuove centrali ? Una fantomatica agenzia che il governo, forte di una delega in bianco, definirà con un decreto delegato di cui non si conosce il merito. Come verrà garantita la sua reale indipendenza nei controlli, una composizione adeguata, i poteri necessari per imporre il rispetto delle direttive alle aziende ?  
Il governo ha voluto una delega a fare tutto e il suo contrario, senza consentire che venissero indicati reali criteri di delega imposti ad un parlamento ormai senza una reale autonomia di decisione dal governo, purtroppo.
Anche la situazione delle scorie rasenta il ridicolo. Il governo vende come una novità l'impegno alla realizzazione dei due depositi delle scorie nucleari, a lunga e a medio/breve vita radioattiva, in realtà ha allungato di 10 anni il tempo concesso per individuare e realizzare i due depositi delle scorie, finge di non sapere che la Sogin è una società pubblica formata 25 anni fa per smaltire le scorie radioattive perchè ne ha bloccato il lavoro già fatto per individuare i siti e le modalità di realizzazione.
Fingendo di decidere il governo ha in sostanza deciso di passare la palla al futuro governo, nel frattempo ha rinviato tutto, al punto che ha deciso di lasciare in Francia fino al 2040 le scorie che vi erano già custodite, a caro prezzo ovviamente.
Per di più le nuove centrali, più piccole dicono, produrranno comunque nuove scorie ma finora il governo si è ben guardato dall'affrontare il problema dello smaltimento della parte che già esiste.
Il gioiello (nero) della legge è però il meccanismo delle autorizzazioni per le nuove centrali nucleari che in sostanza delega il governo a emanare un decreto che riassume nel via libera del governo stesso tutte le autorizzazioni, compreso - sembra di capire - Comuni, Province, Regioni. Con un gioco di prestigio le popolazioni sono servite, non avranno voce in capitolo, anzi viene prevista la possibiltià di dichiarare i siti interessati di interesse nazionale, facendo scattare la procedura che porta ad una repressione dura al primo cenno di contestazione. 
Questo conferma che ci sarà un grande problema democratico nell'attuazione, se questa legge verrà approvata. Per fortuna la Corte costituzionale con sentenza 199/2012 ha precisato che la materia abrogata con referendum non può essere riproposta come tale ma dovrebbe cambiare, ad esempio se invece di nucleare da fissione si trattasse di nucleare da fusione se ne potrebbe discutere perchè è un sistema del tutto diverso, ma non è questo il caso.
Quindi oltre alle ragioni di fondo della contrarietà alla reintroduzione del nucleare in Italia c'è il problema dei problemi e cioè se si possa o meno cambiare le decisioni della maggioranza degli italiani senza aprire una seria crisi democratica perchè elettrici ed elettori legittimamente potrebbero interrogarsi sulla validità del loro voto referendario se il parlamento può approvare norme di legge che vanno nella direzione opposta. C'è chi non avverte appieno il problema, eppure è evidente che ne va della sovranità del voto popolare.  
Occorre fare tutto il possibile per fare arrivare informazioni e valutazioni ai cittadini in modo da rafforzare l'opposizione al progetto del governo, ma occorre anche sollevare le pregiudiziali di costituzionalità su una legge che contraddice chiaramente le sentenze della Corte costituzionale. Se tutto questo non dovesse ottenere il risultato di bloccare l'approvazione della legge sul nucleare si dovrà ragionare con regioni e comuni per ottenere dalla Corte costituzionale il ripristino del loro ruolo decisionale che rischia di saltare con questa legge.
Se tutto questo non dovesse ottenere il risultato c'è sempre la possibilità del terzo referendum abrogativo sul nucleare per cancellare la legge. 
E' evidente che un nuovo referendum non sarebbe una sfida già vinta in partenza, c'è un lavoro impegnativo di massa da fare per spiegare, per contrinformare, per organizzare le energie che sono contrarie a questa forzatura revanchista del governo delle destre.
Proprio per organizzarsi in modo da poterlo vincere anche questa volta è necessario coinvolgere tutti coloro che con diverse motivazioni sono contrari alla forzatura del governo sul nucleare, non va sottovalutata la campagna di disinformazione che vende il nucleare come la soluzione dei problemi energetici attuali che ovviamente preoccupano i cittadini che ne subiscono le conseguenze. dobbiamo inserirci nella contraddizione tra un astratto e inconcludente discorso che dipinge il nucleare come la soluzione, mentendo, e la reazione delle popolazioni di fronte alla notizia dei venti e piu' insediamenti nucleari che potrebbero riguardare la concreta condizione di tante località grandi e piccole del nostro paese. Sta a noi tutti fare opera di controinfoarmazione, di organizzazione nei territori. Potremmo rilanciare la fortunata campagna già sperimentata sui territori che si dichiarano liberi dal nucleare, coinvolgendo le associazioni, i sindacati, i Comuni, le Province, le Regioni e naturalmente i partiti che si stanno opponendo a questa legge. sono esempi per dare il senso di una battaglia molto impegnativa, per nulla scontata.
Un referendum non è mai una passeggiata e il suo esito non è scontato e tuttavia se non restasse altra strada occorre metterlo in campo per bloccare il proposito del governo.
Purtroppo il referednum propositivo in Italia non esiste, se n'è parlato più volte ma non è mai stata approvata una norma per cosentirlo, tuttavia una possibilità c'è, non per via referendaria, ed è la possibilità di promuovere una legge di iniziativa popolare  che con almeno 50.000 frme può essere presentata al Senato il cui regolamento prevede che una proposta di legge di iniziativa popolare entro 4 mesi venga discussa in aula, creando un fatto politico. Certo è meno efficace del referendum ma consente di prendere iniziative di proposta.
E' grave che la proposta di reintrodurre il nucleare venga avanzata proprio quando è la stessa Commissione europea che nel concedere 14 miliardi di prestiti sull'energia all'Italia condiziona la scelta con l'obiettivo di puntare sulle fonti rinnovabili che sono disponibili in Italia, ad esempio il fotovoltaico da noi darebbe risultati migliori che in Germania perchè abbiamo una maggiore insolazione. Conquisteremmo in questo modo maggiore autonomia dalle fonti fossili, mentre il nucleare accentuerebbe la dipendenza dall'estero.
Per queste ragioni confermiamo grande interesse per le vostre proposte e quindi la disponibilità a collaborare con voi.  
 
 
Vittorio Bardi Alfiero Grandi, presidenza associazione "Si alle rinnovabili No al nucleare"