di SIMONA FABIANI  
Cgil nazionale DIRITTI/BENI COMUNI
(da WWW.SINISTRASINDACALE.IT)

 A distanza di pochi giorni, la Cop30 di Belem è già stata dimenticata. Attesa con tante aspettative, si è conclusa senza risultati degni di nota. Il multilateralismo è salvo ma non funziona: stiamo fallendo l’obiettivo dell’Accordo di Parigi di contenere l’incremento medio globale della temperatura entro 1,5°C. Gli impegni volontari per la mitigazione (Ndc), aggiornati da 122 Stati, portano a +2,3-2,5°C; le politiche attuali portano ad un aumento di 2,8°C.

Lula l’aveva definita la Cop della verità. La cruda verità è quella di un sistema politico-economico-finanziario globale che non è in grado di agire per il bene comune. Escono ancora sconfitte la verità della scienza, che indica l’urgenza delle azioni necessarie per contrastare il riscaldamento globale; la verità dei numeri, che contano morti, catastrofi, devastazioni, incendi, perdite economiche; la verità dei popoli, del movimento climatico, dei sindacati, che chiedono un radicale cambio di sistema per garantire pace, equità, giustizia ambientale e sociale.

Nel documento politico finale, “Mutirão globale: umanità unita nella mobilitazione globale contro il cambiamento climatico”, non c’è alcun riferimento ad una roadmap per l’uscita dalle fonti fossili né per fermare la deforestazione, le due cause della crisi climatica. Senza impegni concreti su questi due aspetti, gli obiettivi di riduzione delle emissioni sono parole vuote.

Sul versante finanziario restano enormi distanze fra paesi del nord e del sud globale. È stata accolta parzialmente la richiesta dei paesi in via di sviluppo di triplicare le risorse per l’adattamento entro il 2035. Si tratta però solo di un diverso equilibrio fra mitigazione e adattamento, all’interno dell’impegno di 300 miliardi di dollari all’anno stabiliti nella scorsa conferenza di Baku. Nessun passo in avanti sulla Baku-Belem raodmap per portare l’impegno finanziario a 1.300 miliardi, già del tutto inadeguati.

I negoziati sulla ‘Giusta transizione’ hanno accolto la richiesta del movimento sindacale e del movimento per la giustizia climatica di un Belem action mechanism (Bam), un meccanismo per una transizione giusta, allo scopo di rafforzare la cooperazione internazionale, l’assistenza tecnica, lo sviluppo di capacità e la condivisione delle conoscenze e consentire transizioni giuste, eque e inclusive. Il meccanismo sarà implementato e gli organismi sussidiari dovranno presentare una bozza di decisione per renderlo operativo, all’incontro di giugno 2026, per sottoporlo all’esame della Conferenza delle Parti del prossimo anno. È una prima vittoria per i lavoratori, i popoli indigeni, le comunità, i giovani, le donne che adesso deve  riempita di contenuti, a partire dalla conquista di una governance partecipata e democratica e di azioni concrete per garantire i diritti umani e del lavoro. È stato adottato anche il ‘Belem Gender action plan’, importante ma privo di obiettivi e indicatori obbligatori e misurabili.

Fuori dal processo negoziale molte altre iniziative multilaterali. Fra le più negative, perché sostengono false soluzioni, il “4Xpledge on sustainable fuels”, voluto da 20 paesi, fra cui l’Italia e il Brasile, con l’obiettivo di quadruplicare al 2035 i consumi di biogas e biocarburanti, rispetto al 2024, e la coalizione per il nucleare con l’obiettivo di triplicare la capacità energetica nucleare entro il 2050.

Il governo italiano si è fatto notare in modo imbarazzante, sostenendo da subito le iniziative per moltiplicare biocarburanti e nucleare, e facendo resistenza fino alla f ine contro l’uscita dal fossile. La stessa politica che porta avanti in Italia e nell’Ue, guidata da gradualità tecnologica e rallentamento della transizione, che non assume l’azione climatica come priorità urgente e opportunità di cambiamento radicale di sistema, rallentando lo sviluppo delle energie rinnovabili, mantenendo alta la dipendenza e i costi energetici, e alimentando la crisi industriale di un sistema produttivo fossile e tecnologicamente arretrato.

Fra le iniziative più positive va segnalata la “Dichiarazione di Belém” per l’eliminazione programmata dei combustibili fossili, lanciata dalla Colombia e sottoscritta da oltre 80 paesi, che porterà il 28-29 aprile prossimi alla prima conferenza mondiale sulla transizione dai combustibili fossili. La presidenza brasiliana si è poi incaricata di portare avanti, in parallelo ai negoziati, il confronto su una roadmap per uscire dalle fonti fossili e fermare la deforestazione.

La Cop ha messo in risalto la distanza abissale tra i processi negoziali e l’inazione dei governi e le rivendicazioni della società civile, rappresentate con determinazione dal movimento delle popolazioni indigene per una giusta transizione. Come cita il documento finale della “Cupola dos povos”, il summit dei popoli a cui la Cgil ha aderito, “Radichiamo il nostro internazionalismo in ogni territorio e facciamo di ogni territorio una trincea nella lotta internazionale. È tempo di avanzare in modo più organizzato, indipendente e unito, per accrescere la nostra consapevolezza, forza e combattività. Questa è la strada per resistere e vincere”.