Il referendum sull'energia nucleare, tenutosi l'8 e il 9 novembre 1987, rappresenta una importante vittoria del movimento ambientalista italiano. Organizzato da un ampio spettro di attori, tra cui diverse associazioni ambientaliste, portò a una moratoria sulla costruzione di centrali nucleari in Italia.
Il referendum del 1987 sul nucleare è stato importante storicamente, perché ha segnato la prima uscita dell'Italia dal nucleare e rappresenta una importante vittoria del movimento ambientalista italiano. All'epoca l'Italia aveva 4 centrali nucleari attive che producevano circa il 4% dell'energia elettrica nazionale.
Si tenne l'8-9 novembre 1987. L’affluenza fu del 65% e i voti favorevoli alla abrogazione raggiunsero l’ 80% per tutti e tre i quesiti.
Il referendum del 2011 sul nucleare in Italia è stato un momento molto significativo per la politica energetica del paese.
Il quesito chiedeva di abrogare le norme del governo Berlusconi che avevano riaperto la possibilità di costruire nuove centrali nucleari in Italia. Il governo aveva infatti pianificato un ritorno al nucleare dopo che l'Italia aveva abbandonato questa tecnologia con un precedente referendum nel 1987.
L’affluenza fu del54,8%e i voti favorevoli alla abrogazione raggiunsero il 94%. Fu una vittoria schiacciante del "Sì", che di fatto bloccò i piani di ritorno al nucleare in Italia. Il referendum si tenne il 12-13 giugno 2011.
Il referendum ha sancito definitivamente (almeno fino ad oggi) l'abbandono dell'energia nucleare in Italia.
Il ritorno al nucleare in Italia è legge. Una scelta improvvida, sbagliata e di dubbia costituzionalità già bocciata da due referendum, nel 1987 e nel 2011. Di fronte a questo nuovo schiaffo alla volontà dei cittadini non resta che un nuovo referendum. Non si potrà procedere nel 2027, per i tempi tecnici e la concomitanza delle elezioni, ma è bene cominciare a prepararsi. Le firme andranno raccolte entro il 30 settembre del prossimo anno.
Cari/e amici/che, cari/e compagni/e, abbiamo letto con interesse il vostro editoriale con cui concordiamo per l'ispirazione di fondo e per buona parte delle indicazioni operative. Il tentativo di Meloni/Pichetto Fratin di rilanciare il nucleare in Italia è inaccettabile, da contrastare in tutti i modi possibili, ha fin troppe similitudini con il tentativo di mettere in un angolo la magistratura per fortuna bocciato dall'esito del referendum costituzionale il 22/23 marzo scorso.
Dopo la debacle, ora ci riprovano con un tema già deciso dalla Corte
Inizia alla Camera l’esame della proposta del governo per il ritorno al nucleare. Non è solo problema di politica energetica, di ambiente e di sicurezza, ma è anzitutto una grande questione di democrazia e di Costituzione.
Meloni vuole la legge entro l’estate perché le destre non sono in grado di correggere gli errori e non capiscono il risultato del referendum costituzionale che ha bocciato il loro attacco all’indipendenza della magistratura.
Dopo Massimo Scalia è morto anche Gianni Mattioli, una grande perdita. La lotta contro il cambiamento climatico perde con Gianni uno dei protagonisti di lotte importanti contro la devastazione dell’ambiente, del territorio, della salute delle persone e in generale degli esseri viventi e insieme di conquiste di grande rilievo come la chiusura delle centrali nucleari in Italia, prima con il referendum del 1987 e poi con quello del 2011 contro il tentativo del governo Berlusconi di reintrodurlo, imitato oggi dal governo di Giorgia Meloni.
Mattioli ha contribuito a tante battaglie importanti. Abbiamo lavorato insieme a Scalia e altri a fondare l’associazione Si alle rinnovabili No al nucleare, che oggi è pienamente impegnata contro la legge Meloni/Pichetto Fratin. Purtroppo non potremo più avvalerci del contributo di due dei fondatori più prestigiosi, altri dovranno prendere il testimone che loro hanno lasciato.
E’ giusto ricordare che Mattioli era un fisico di valore, come del resto Scalia, e ha contribuito a formare una nuova generazione di esperti, critica contro le devastazioni ambientali, unendo la competenza indiscussa con l’azione concreta nei territori.
Gianni è stato deputato e Ministro ma ha anche stabilito stretti rapporti con i territori con cui è venuto a contatto per organizzare le lotte ambientaliste, ad esempio contro la centrale nucleare a Montalto di Castro.
Grazie a lui oggi altri sono in grado di proseguire sul binomio di una grande competenza e di un impegno concreto.
Ai deputati delle commissioni VIII e IX della Camera dei deputati che hanno iniziato l’esame del progetto di legge del governo Giorgia Meloni/ Gilberto Pichetto Fratin A.C. 2669