Dopo la debacle, ora ci riprovano con un tema già deciso dalla Corte
 

Inizia alla Camera l’esame della proposta del governo per il ritorno al nucleare. Non è solo problema di politica energetica, di ambiente e di sicurezza, ma è anzitutto una grande questione di democrazia e di Costituzione.

Meloni vuole la legge entro l’estate perché le destre non sono in grado di correggere gli errori e non capiscono il risultato del referendum costituzionale che ha bocciato il loro attacco all’indipendenza della magistratura.

Se dopo l’esito del referendum costituzionale sulla magistratura passasse questo attacco frontale ai referendum abrogativi del 1987 e del 2011 si aprirebbe una crisi di credibilità democratica, istituzionale e costituzionale. Sarebbe un pessimo segnale affossare i risultati dei referendum abrogativi sul nucleare dopo il voto sulla Costituzione. Chi si è convinto che il suo voto era utile ora potrebbe ripensarci.

Sarebbe legittimo pensare ad una vendetta contro i referendum. Per di più la Corte costituzionale ha chiarito nel 2012 (sentenza 199 Tesauro) che le materie abrogate con referendum non si possono riproporre con legge e il Nobel Giorgio Parisi ha chiarito alla Camera che questo nucleare non è nuovo rispetto ai referendum abrogativi.

Il nucleare proposto sembrava essere a scopo civile ma la maggioranza ha bocciato l’emendamento che voleva escludere il nucleare per la guerra - quello negato da Trump all’Iran - e questo apre uno scenario molto più grave.

La proposta del governo è un ritorno al passato, simile all’attacco all’indipendenza della magistratura bocciato il 22/23 marzo. Ha la stessa ispirazione berlusconiana.

La legge Berlusconi approvata nel 2009 fu bocciata nel referendum abrogativo del 2011 dalla maggioranza dei votanti, come del resto nel 1987. Il ritorno al nucleare sarebbe in sostanza una rivincita sui referendum.

Questa legge non mitigherebbe le conseguenze dell’aggressione degli Usa all’Iran perché per l’entrata in funzione di una centrale servirebbero almeno 10 anni, sempre che si riesca ad avere un Smr per dimostrare che è sicuro, conveniente, accettato dalle popolazioni locali.

Gli allarmi dell’Aiea un giorno si e l’altro pure sulla centrale di Zaporigia, ora anche su Chernobyl, causa guerra in Ucraina, rendono improbabile la corsa dei Comuni a chiedere centrali.

Gli Smr non sono così piccoli visto che la centrale sul Garigliano, in smantellamento, aveva una potenza di 160 MW e gli Smr avranno potenza doppia, 300 MW.

Verranno prodotte nuove scorie radioattive mentre ancora non si sa dove metteremo quelle attuali, infatti il governo ha prudentemente lasciato quelle più pericolose in custodia, a caro prezzo, ai francesi.

Non si sa quale sarà la credibilità dell’autorità tecnica che dovrebbe garantire buon funzionamento e sicurezza delle centrali perché il governo si sta facendo assegnare deleghe pressoché in bianco. Si gioca sull’equivoco tra fissione e fusione nucleare come fossero la stessa cosa. Il governo poteva rafforzare la ricerca sulla fusione nucleare, visto che la sua utilizzazione è ancora lontana.

Il governo vuole tornare alla fissione nucleare, la stessa delle centrali chiuse, la definizione di nuova generazione serve ad ingannare la Consulta. La sostanza della fissione nucleare è la stessa, in più aumenta il rischio di attentati o conflitti,  un potenziale disastro.

I costi sono taroccati. Il fotovoltaico e l’eolico costano molto meno per investimenti necessari e per l’energia prodotta. Accumuli di Terna e idroelettrico potrebbero equilibrare la rete. Il nucleare costerebbe di più.

Il materiale fissile andrebbe acquistato all’estero, forse dalla russa Rosatom che non è sanzionata.

Sarebbe preferibile evitare ad elettrici ed elettori di doversi pronunciare in un 3° referendum contro il nucleare solo perché le destre non si rassegnano ai risultati del voto popolare, creando nuove ragioni di sfiducia e di crescita dell’astensione. 

Alfiero Grandi